Categoria: Scritture

  • “SPEER Architettura e|è potere” : il LIBRO!

    SPEER Architettura e|è potere

    (di Kristian Fabbri ISBN 9788867640829 €.14.00)

    è stato pubblicato dalla Casa Editrice LIBRIA, una piccola casa editrice specializzata in architettura che si è avventurata anche nel teatro.

    Il Volume contiene il testo integrale del monologo, dal quale è stato tratto lo spettacolo prodotto da Gli Eredi, e due brevi post-fazioni sulla figura dell’architetto Albert Speer (di M.Antonicci e S.Nannini) e sul rapporto tra architettura a potere (di I.Tolic)

    Modalità per l’acquisto:

    1 – Direttamente presso la CASA EDITRICE LIBRIA, tel_fax +39 (0)972 236054 o mandando una e-mail a: ed.libria@gmail.com

    http://www.librianet.it/contatti.php

    2 – attraverso INTERNET nei siti di acquisto libri online:

    http://www.ibs.it/code/9788867640829/scheda/libro.html

    https://www.libroco.it/dl/Fabbri-Kristian/Libria/9788867640829/Speer-L-architettura-e%7Ce-potere/cw996263184580512.html

    3 – ORDINANDO direttamente nella propria libreria di fiducia! In questo modo si fanno due azioni buone: la prima è che fate coprire la Casa Editrice al vostro librario (se non la conosce già) e la seconda riguarda il libro, dato che le librerie – di solito – ordinano due copie, una per il cliente l’altra da tenere in esposizione, così che altre persone possano vederlo, sfogliarlo e conoscere casa editrice.

    ***

    La pubblicazione del monologo, oltre a rendermi felice, mi consente di fare alcuni ringraziamenti:

    • prima di tutto ringrazio l’editore, Antonio Carbone, dopo la proposta nella prima telefonata mi ha detto “… guarda che noi siamo piccoli, … se trovi un’altra casa editrice più grande va bene lo stesso, … l’importante è che i libri vadano per il mondo, non so se altre Case Editrici l’avrebbero pubblicato, ma dopo una frase cosi, … come fai a resistere;
    • ringrazio Gli Eredi, Ettore, per averlo letto per primo ed averlo fatto proprio, e poi, con Benoit e Sara, per averlo portato in scena;
    • ringrazio Micaela Antonucci e Sofia Nannini (post-fazione Albert:Speer sul costruire e distruggere) e Ines Tolic (L’architettura è un dialogo a tre voci) i loro contributi riescono a fornire al lettore il contesto nel quale si muove la figura drammaturgica del monologo.

    In ultimo – last but not listringrazio i lettori, o chi vorrà parlare, pubblicizzare, divulgare, diffondere, condividere il post, etc. resto fermamente convinto che parlare, conoscere, discutere anche su cose terribili, faccia crescere.

    Viva l’architettura!

    Viva il teatro!

    dalla quarta di copertina:
    Il monologo, ispirato ai Diari segreti di Spandau scritti durante i vent’anni di carcere da Albert Speer, l’architetto di Hitler, l’uomo che ha modellato le sue monumentali ambizioni architettoniche, racconta la sua colpa e cerca di coinvolgere gli spettatori in una sentenza che potrebbe ricadere su di loro. Speer rappresenta una figura drammaturgica ambigua, bifronte: da un lato l’arte, la tecnica, la responsabilità della bellezza e dell’eternità, dall’altro il fascino del potere, l’ottusità dei propri desideri, la convinzione di operare per la bellezza come fine ultimo e bene supremo”.
  • Lo spettacolo SPEER premiato: Premio SIPARIO – Sezione Carlo Terron

    Premio SIPARIO – Sezione Carlo Terron

    Il testo dello spettacolo SPEER Architettura e|è potere, ha vinto il
    PREMIO AUTORI ITALIANI – 2015 PREMIO FONDAZIONE TEATRO CARLO TERRON – Sezione Monologhi,

    organizzato dalla rivista di teatro Sipario, mensile che dal 1946 si occupa di teatro, balletto, opera lirica, cinema, scenografia, televisione, arti visive e alla pubblicazione di nuoviSIPARIO - PREMIO CARLO TERRON testi teatrali. (wikipedia).

    Il testo è stato selezionato tra gli oltre 800 testi teatrali presentati al premio, ed ha vinto con la seguente motivazione:

    “L’autore Kristian Fabbri nella sua veste di drammaturgo e architetto professionista, nel ricostruire la condanna di Albert Speer, architetto di fiducia di Adolf Hitler, l’unico capace di opporsi al dittatore, sostiene, che l’Architettura accompagnerà sempre il potere, e ciò è storicamente provato. Inoltre ci mostra un personaggio che vuol far valere sempre le sue ragioni, con un monologo costruito su una documentazione personale di Albert Speer.”

    Il premio è stato ricevuto dall’autore, Kristian Fabbri, direttamente dagli attori Franca Nuti e Ferruccio Solari, lo storico Arlecchino i Giorgio Strehler, alla presenza del Direttore della rivista Mario Mattia Giorgetti.

  • SPEER Architettura e|è potere

    SPEER Architettura e|è potere

     

    Testo di: Kristian Fabbri | Con: Ettore Nicoletti | Regia: Benôit Felix-Lombard | 

    “L’architecture actuelle s’occupe de la maison, de la maison ordinaire et courante pour hommes normaux et courants.  Elle laisse tomber les palais. Voilà un signe des temps” Le Corbusier, in Vers l’architecture – 1924

    “Non vi fidate degli architetti che non leggono” Kristian Fabbri, in Speer – 2015

    Ironia della Storia, meno di dieci anni dopo le parole di Le Corbusier, Albert Speer inizierà a modellare le monumentali ambizioni architettoniche di Hitler.

    Cos’è rimasto?

    Poco o nulla. Ironia della Storia, per il più potente architetto del XX secolo. Durante i suoi 20 anni di carcere, Speer, disegnerà ciò che le generazioni future si ricorderanno di lui: la vita, il lavoro, i compromessi ed il rapporto faustiano con la figura del male e della tecnica.

    Cos’è rimasto?

    Un dubbio. Una colpa morale.

    E un silenzio pesante fra le parole.

    Una struttura-palco delle dimensioni di una cella, alcuni accessori e la musica come colonna vertebrale. Un monologo per rivelare il non detto: l’architetto e il suo potere sulle cose in cui abitiamo.

    L’architetto e il potere sulla volontà.

     

    Prova aperta: Sabato 26 settembre 2015 ore 21.00 : CESENA : c/o Festa dell’Architettura : Biblioteca Malatestiana – SALA LIGNEA

    Ingresso Gratuito, posti limitati. E’ consigliata la prenotazione: 3478833862 

    Replica

    Domenica 11 Ottobre 2015 ore 17.00 : FORLI’ : Inserito nel progetto europeo :ATRIUM: ROTTE CULTURALI EUROPEE “Forlì Citta del 900 il Festival” c/o Mostra Valle Ex Gil, Viale della Libertà 2 

    Commento dell’Autore:

    Avremo sempre bisogno degli Speer, potremo eliminare gli Hitler, gli Himmler, i violenti, si riescono ad eliminare, quando il popolo è oppresso, potremo eliminare i Goering, e la potenza di chi manipola il pensiero, la realtà ha una sua forza evidente, ma non riusciremo mai a liberarci degli Speer. Avremo sempre bisogno di chi costruisce, delle industrie, delle armi, delle torri di comunicazione, ed ogni dispositivo tecnico, della Tecnica che consente il bello e la vita, in tutte le sue forme, incluso la guerra.

    Nel dopoguerra Albert Speer, architetto personale di Hitler e poi Ministro degli Armamenti della Germania Nazista durante la seconda guerra mondiale, fu più volte oggetto di interesse da parte del dibattito architettonico. In “Albert Speer e Marcello Piacentini. L’architettura del totalitarismo negli anni trenta”, S.Scarrocchia, riporta una lettera dell’architetto Richard Neutra ad Albert Speer del 1968: “Ciò che a me interessa particolarmente è il fatto che lei più di ogni altra persona che io conosca avrebbe qualcosa da dire sul difficile equilibrio tra circostanze ambientali, proprie di un contesto sociopolitico, e il potere o l’iniziativa di una volontà individuale. Si sente sempre dire che Pietro il Grande o Pericle o Augusto imperatore hanno esercitato un influsso sulla configurazione dell’ambiente! Ma come hanno scelto questi personaggi i loro decisivi architetti, ammesso che abbiano operato una tale scelta, e come sono stati influenzati da loro oppure che cosa produce tali mutazioni nella storia dell’architettura? Oppure ai tratta solo di favole!

    La storia, il potere trovano dimora e memoria nelle opere degli architetti e dei costruttori, Parigi e la Torre Eiffel, il Golden Gate, il Colosseo, il Partenone, il Pantheon, il Trocadero, la Grande Muraglia, la Statua della Libertà, Suez, Panama, le Piramidi, grandi opere e grandi tecnici al servizio del potere, oppure il contrario: il potere al loro servizio e loro al servizio della propria missione: L’Architettura.

    Albert Speer è una figura emblematica e sfuggente, dominato dalla propria ambizione, e divorato dalle crisi di coscienza. La sua figura è un pretesto drammaturgico per affrontare, nel monologo, i dubbi che riguardano gli architetti, i tecnici, gli uomini, nel loro rapporto con l’autorità. Albert Speer rappresenta un archetipo: è l’ultimo architetto il cui ruolo è comparabile con gli architetti dei faraoni, degli imperatori di Napoleone. Il giudizio sull’uomo Speer è dato dalla Storia e dal processo di Norimberga, ciò nonostante durante il periodo in carcere e negli anni successivi, così come nelle proprie memorie, ha sempre cercato di distinguere il proprio doppio ruolo di uomo – e gerarca nazista – per il quale accetta il giudizio di Norimberga ed il ruolo di Architetto, rispetto al quale non è stato giudicato. A differenza di altre figure che ambigue nel proprio rapporto con il regime nazista, come Heisenberg, Speer non rinnega se stesso, ma, come architetto cerca l’indulgenza della storia.

  • Indoor Thermal Comfort Perception

    I am very proud to present my last work:

    Indoor Thermal Comfort Perception

    A Questionnaire Approach Focusing on Children

    Kristian, Fabbri

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    • Presents an in-depth examination of children’s perceptions of indoor thermal comfort
    • Provides guidelines for creating questionnaires to assess those perceptions
    • Takes into account the psychological and pedagogical aspects of thermal comfort judgmen
    Providing a methodology for evaluating indoor thermal comfort with a focus on children, this book presents an in-depth examination of children’s perceptions of comfort. Divided into two sections, it first presents a history of thermal comfort, the human body and environmental parameters, common thermal comfort indexes, and guidelines for creating questionnaires to assess children’s perceptions of indoor thermal comfort. It then describes their understanding of the concepts of comfort and energy, and the factors that influence that perception. In this context, it takes into account the psychological and pedagogical aspects of thermal comfort judgment, as well as architectural and environmental characteristics and equips readers with the knowledge needed to effectively investigate children’s perspectives on environmental ergonomics.
    The research field of indoor thermal comfort adopts, on the one hand, physical parameter measurements and comfort indexes (e.g. Predicted Mean Vote (PMV) or adaptive comfort), and on the other, an ergonomic assessment in the form of questionnaires. However the latter can offer only limited insights into the issue of comfort, as children often use different terms than adults to convey their experience of thermal comfort. The books aims to address this lack of understanding with regard to children’s perceptions of indoor thermal comfort.
    The book is intended for HVAC engineers and researchers, architects and researchers interested in thermal comfort and the built environment. It also provides a useful resource for environmental psychologists, medical and cognitive researchers.

     

  • Triceratopo

    TriceratopoDel battere il pugno sul tavolo: un sottotitolo che parla da sé, e forse, più che una dichiarazione esplicita della poetica di un autore, è l’espressione di un modo di agire, e reagire, nella vita, con rabbia, forse con durezza, ma soprattutto con disillusione.
    Se la politica non riesce a cambiare la società, e la società a portare avanti una nuova generazione di politici, e se l’unica certezza che rimane assomiglia a un urlo nel deserto, i versi di Triceratopo, di Kristian Fabbri, sembrano una voce senza eco, aspra e tagliente, che non risuona ma vorrebbe comunque arrivare lontano.
    E non potendo oltrepassare nessun paesaggio, si trasforma in paesaggio, fin nelle sue componenti essenziali, e in spazio, fatto di linee e di parole viaggianti, nel tentativo, remoto, di giungere all’orecchio di un “Dio qualunque”. Volgendo direttamente allo spirito, l’ultima lirica esprime, quasi, con ritrovata speranza:

    “Beati i miti / ché erediteranno la terra / e la vorrei questa terra / così da visitarne ogni
    paese, / l’eternità a scoprire ogni sasso / ogni albero divenuto forma / storia e coscienza / da mano d’uomo, / racconto d’oneri, / ed onori di quotidiane / soluzioni e diletto.”

  • Drammaturgia Carnot

    Carnot - FersenProva drammaturgica su Carnot,
    cercasi compagnia teatrale

     

  • Color Cachi

    cachiDurante il servizio militare, dopo il giuramento, nell’ultima settimana di un Agosto mite, nell’attesa di andare alle varie destinazioni, alla mia Squadriglia venne dato un compito. Eravamo otto uomini, selezionati, a gaso ma selezionati, ed eravamo, tutti ed otto, ancora vestiti con la maglia, a maniche corte, verde ed i pantaloncini corti, color Cachi.

    I pantaloncini color cachi non fanno parte della divisa estiva dell’esercito, e nemmeno di quella invernale, ma, a causa di un errore nella fornitura, non erano ancora arrivate le divise estive, e dato che, per le condizioni metereologiche di agosto, non era possibile utiilizzare le divise invernali – era fresco e ventilato, ma non così fresco – il Comando decise di ordinare seicento pantaloncini corti color Cachi. O forse li avevano già in magazzino.

    Seicento ragazzi vestiti in calzoni corti color Cachi, davano, all’occhio, una ambientazione coloniale, una piccola copia dell’Etiopia, degli anni trenta, con i militari in attesa di esser richiamati in patria. L’odore di benzene che arrivava dalla raffineria, poco distante dalla caserma, aumentava la sensazione di essere in una parte del mondo, e del tempo, dimenticato.
    Era una giornata ventosa, ed i nostri capelli non ne risentivano particolarmente.
    Il compito assegnatoci era semplice, nell’ottica di garantire alla Caserma ed alla piazza d’armi, ordine e disciplina, dovevamo spazzare le foglie cadute sul piazzale d’armi. Raccogliele e buttarle.
    A fine agosto, gli alberi che decoravano la caserma, dei castagni, avevano pensato di anticipare la caduta delle foglie, e così il piazzale era invaso da queste foglie marrone chiaro, un colore talmente simile al color Cachi dei pantaloncini, da far sembrare una scelta ponderata, quella degli Alberi di far cadere le foglie, come se nno ci volessere far sentire soli, gli unici in quell’orizzonte bianco sporco tra l’intonaco dei muri e lo sterrato della piazza.

    Il vento continuava a spostare le foglie da una parte all’altra della piazza d’armi.

    Ci vennero affidate la armi: scope in saggina, con le quali dovevamo raccogliere in mucchi le foglie, per poi inserirle nei sacchi neri.
    Nel bianco sporco dello sterrato della piazza, si distinguevano macchie color Cachi,  verde e marrone chiaro, in movimento, gruppi di foglie seguite da uomini, metà verdi, metà beige, con delle scope in mano e dei sacchi neri, usati come retini da farfalle giganti, che si stagliavano come toghe nere di preti nella neve.

    Il vento continuava a spostare le foglie da una parte all’altra. E noi dietro. Da un’altra ad una parte. E noi dietro.

    Il tutto era ridicolo, questi otto uomini, che poi erano otto ragazzi, in pantaloncini corti, a sottolineare il fatto di essere ragazzi, con una scopa di saggina in mano, come un’arma giocattolo, che inseguivano foglie trasportate dal vento, una immagine anche poetica, con l’unico obiettivo di riunirle in un mucchio ed inserirle in un sacco nero.

    Ed il vento continuava a spostare le foglie da una parte all’altra della piazza.

    Ogni nostra strategia per combattere il nemico fogliante non riscoteva nessun successo. Non saremmo mai riusciti a fare ordine, forse riuscimmo a raccogliere un sacco di foglie, nel senso di un sacco solo, non di tante foglie.
    In quel momento non pensavo che l’immagine di questi otto uomini, che lottavano contro il vento, la natura, solo per obbedire ad un ordine, – un ordine dato solo per impiegare il tempo, per ingannare l’attesa – , non avrei mai pensato di quanto, nella vita, nella quotidianità, avrei svolto attività altrettanto vane e ridicole, di quanto l’esercito sia riuscito ad esercitarmi – in maniera formativa e profetica – in tali, inutili, attività.

    Kristian Fabbri
    (Riproduzione riservata. Il materiale contenuto è consultabile e riproducibile a patto di citarne fonte ed autore ed i relativi link)

  • Che cosa c’entra l’architettura con i carri armati ?

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    Agosto 2014. In Iraq fondamentalisti islamici massacrano le comunità cristiane. L’instabilità dell’area avvantaggia i produttori di petrolio dato che la mancanza di un governo Iracheno, riduce la capacità di estrazione, per la legge del mercato, per la legge della domanda e dell’offerta ad una minore offerta, la volatilità del prezzo delle commodities dell’energia, facilita le speculazioni finanziarie. Le rivendicazioni religiose, alimentano le pance vuote dei fondamentalisti.

    Agosto 2014. In Libia, il disordine del paese e le lotte tra clan favoriscono l’immigrazione clandestina contrastata dall’operazione Mare Nostrum.

    Agosto 2014. In Ucraina, alla frontiera, un convoglio di aiuti umanitari attende l’autorizzazione ad entrare nel paese per portare aiuti e derrate alimentari, ultima fase di una battaglia tra Russia ed Ucraina, tra Russia e paesi occidentali, in particolare con l’Europa e la Germania, legata a doppio filo con il cordone ombelicale delle pipeline del metano dall’Ucraina. Tace Israele, i palestinesi, e la Siria. Silenzio dalla Cina che ancora non ha pipeline dirette con la Russia, ma già ha pensato di stringere le mani agli oligarchi russi. Tace il petrolio ceceno e nigeriano.

    Di fronte a questo silenzio, io, che mi occupo di architettura, di edifici di cosa dovrei parlare ? è agosto, è passato un luglio instabile, meteorologicamente instabile, indifferente alle guerre, al petrolio ed al gas metano. Lo stesso gas metano che, fra qualche mese, userò per alimentare la caldaia, una caldaia tradizionale, con camera stagna ma non a condensazione, buttando una percentuale importante del gas, una percentuale di quella guerra, nel fumo di combustione. Così come ora utilizzo parte dell’energia elettrica prodotta dalle centrali termoelettriche alimentate a gas metano, per la maggior parte.

    L’Italia, lungimirante, è il paese con la più estesa metanifera del mondo, quasi il 90% del territorio italiano è servito direttamente dalle pipeline del gas. Nelle cucine degli italiani, insieme agli spaghetti ed al pomodoro, alle orecchiette o alla ribollita, brucia il gas che arriva dalla Norvegia, dalla Libia, insieme ai migranti, da Ravenna, per distrarre i turisti sulle motonavi, e dalla Russia. In buona parte, dalla Russia.

    I-Limiti-SviluppoLa rete metanifera si è estesa durante il boom economico, ed è stata completata, per la maggior parte, negli anni settanta. In contemporanea con la prima legislazione in materia di contenimento energetico del 1976. Ironia della sorte, quando fu possibile vendere il gas a tutti, la nazionalizzazione delle imprese energetiche, portò il tutto al monopolio. L’edilizia ne approfittò subito e così insieme al frigorifero ed alla televisione, entrarono in casa la cucina economica a gas e le caldaie, dapprima centralizzate e poi, dopo il 1991, autonome. Milioni e milioni di caldaiette vennero installate per bruciare il gas naturale. Gli impianti autonomi hanno il vantaggio di pagare solo il gas che si utilizza, e così se non ci sono abbastanza soldi è possibile decidere rimanere al freddo, rimanere in una stanza dove le pareti, un doppio forato uni, da trenta centimetri, se va grassa di aver messo tre centimetri di isolante,  sono così gelate che è come avere le finestre aperte. E le finestre aperte non bastano nelle giornate afose di luglio e di agosto, e così, ancora una volta si ricorre agli impianti, agli split system, o condizionatori autonomi, per fare fresco. Chi può installarli, e consumare la corrente elettrica estiva. Le case come gli uffici e come i centri commerciali, energia per supplire alle mancanze dell’edificio, dei muri troppo sottili, delle coperture che assorbono il calore diurno per surriscaldare gli ambienti di notte. Trascurati nella progettazione, così attenta alle dimensioni dei muri e della rendita, gli impianti termici, si aggiungono continuamente, riscaldamento, raffrescamento, negli edifici esistenti sono come piante rampicanti, tubazioni che si inerpicano, dall’esterno verso l’interno, verso cavedi e locali tecnici. Grandi quanto basta a supplire alle ridotte dimensioni dei muri, delle copertura, quanto basta a sostituire il progetto dell’architettura. Gli impianti tecnici sono una possibilità offerta dalla tecnica per integrarsi con l’architettura, quando diventano una necessità per supplire alle de-efficienze degli architetti, a quello che l’architettura non è più in grado di fare, se si limita ai soli muri.

    vinacciaUna progettazione accurata può ridurre il fabbisogno di energia per riscaldare e per riscaldare, consente di utilizzare sistemi più sofisticati, come il solare termico o le pompe di calore, ma questi funzionano (bene) solo quando il fabbisogno energetico è ridotto, o meglio adeguato alle esigenze del contesto, della città, del territorio, del clima o di quello che, con un certo romanticismo di quanto studiavo, veniva chiamato Genius Loci, terminologia buttata nel cestino di fronte alla realtà, e non solo quella professionale, ma che scopro essere presente nei testi e manuali di architettura degli anni sessanta del XX secolo, in particolare nella letteratura tecnica statunitense (eh sì quegli spreconi degli americani) ed in Europa, ma anche negli anni trenta, ed a fine ottocento, e volendo anche prima in Leon Battista Alberti ed in Vitruvio, se vi piace questa tassonomica versione romantica della manualistica. Solo i Manuali del CNR e del Neufert, con l’algebrica necessità del primo dopoguerra, di fornire poche informazioni e costruire in fretta, se ne sono dimenticati.

    La presa di corrente e la fiamma non sono altro che la parte terminale di un lungo percorso, che scavalca nazioni e popoli, che accavalla storie e territori, un percorso protetto e combattuto dai carri armati, così vale la pena pensare che se si riduce (anche) la domanda di energia dovuta all’architettura, si riduce (anche) il numero di carri armati.

    Per questo l’architettura ha a che vedere con i carri armati, non è una moda, non è (solo) una questione termodinamica (che poi è la mia fissa), è una questione architettonica, una questione di civiltà.

    Kristian Fabbri
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  • 28.07.2014 – Diario dall’A14

    Oggi, mentre tornavo da Bologna, in autostrada, mi è tornato in mente tutte le volte che ho visto la stessa strada dal Cacciamali, durante il militare, per andare a suonare ai giuramenti a Senigallia, e quanto quel periodo sia stato inutile, non solo per l’astio verso i giovani commilitoni, così eccitati dall’essere fuori casa da non avermi fatto dormire, ma anche perchè è stato il periodo più lungo, in cui non ho avuto a che fare con donne, non che ce ne fosse che, ma dieci mesi, non ci avevo mai pensato, così mi son venute in mente quelle che ho conosciuto, senza nomi o volti, alcune le porto dietro ancora, da più della metà della mia vita, altre da qualche settimana, ed è come se fosse da sempre, altre le ho frequentate per qualche ora, mese, anno, e poi perse, diverse età, le loro e la mia, diversi contesti, e quello che mi è venuto in mente, al confronto con i dieci mesi maschili, è la loro capacità, se vogliono, di gestire il tempo in maniera diversa, non son sicuro se potrò mai abituarmici del tutto, ma hanno la capacità, dopo silenzi, strappi, idiozie, hanno la capacità di rammendare, ma non l’immagine della servetta china sui vestiti, ma il rammendare in senso più generale, la capacità, se vogliono, di cercare di rimettere insieme, se vogliono, i lacerti di un discorso, come se non si fosse interrotto, questa capacità mi manca, per questo confido siano loro a trovare i lembi strappati, e poi son passato al “rammendo delle periferie”, lo slogan del Senatore Renzo Piano, uno slogan e come tale sintetico, persino banale, ma in quel rammendo, nella capacità di ricucire tempi diversi, errori e strappi del territorio c’è la sfida dell’architettura, l’architettura una parola declinata al femminile, che dovrebbe essere sintesi della capacità di organizzare, ma che vede come protagonisti gesti virili, risolutivi, immediati, nel tempo e nello spazio, e forse il rammendo richiede competenze che ancora non sono date al governo della città, alla progettazione degli edifici, un tempo che abbia in se la capacità tecnica e la pazienza, che si eserciti (evidentemente sta cosa del militare era ancora nella mia testa), dicevo che si eserciti nella durata,

    Kristian Fabbri
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  • Colazione da Carnot

    Il contenitore del latte, intero e non parzialmente scremato, si trova nel frigorifero posto vicino alla finestra, nello scompartimento inferiore dello sportello con la maniglia a scatto, quello che si trova a circa 4 -5°C. L’apertura richiede una discreta forza applicata per vincere la resistenza della giunzione tra le guaine del frigorifero. All’apertura il frigorifero presenta uno scompartimento con i piani per la posa degli alimenti, si trovano delle pesche nella parte inferiore, un cespo di insalata, nello scompartimento superiore, due barattoli di yogurt, un quarto di formaggio di mucca ed una confezione di carne bianca: pollo o tacchino. Lo sportello è dotato di due ripiani, in uno dei quali, nella parte in alto, si trovano alcune uova, in apposito portauova ed un pezzo di burro, il contenitore del latte si trova in basso, a fianco alla bottiglia di vino rosso.
    Il piccolo spazio interno del frigorifero, si trova ad una temperatura inferiore a quella del resto dell’ambiente cucina, grazie a delle spire poste all’interno del frigorifero, nella parete interna di fronte a quella dello sportello. All’interno delle spire scorre un fluido refrigerante, che consente di abbassare la temperatura della cella frigorifera. Per questa ragione il piccolo spazio interno del frigorifero è dotato di un isolamento di 4-6 centimetri di schiume isolanti, e la chiusura deve rimanere sigillata con le guaine. Anzi è bene essere veloci nel prendere il latte, e chiudere lo sportello, altrimenti l’ingresso dell’aria dell’ambiente, ad una temperatura superiore, aumenta il contenuto di energia interna ed entalpia all’interno del frigorifero, e quindi ne innalza la temperatura.
    […]

    Il percorso che porta all’invenzione del frigorifero inizia nel XVIII° secolo con la Rivoluzione Industriale, grazie all’osservazione di Denis Papin (1647-1772) scienziato ed assistente di Christiaan Huygens (1629-1695) una delle figure cardine della rivoluzione scientifica al pari di Galielo e Newton che si occupò di meccanica e ottica. Denis Papin nel 1679 scopre le possibilità offerte dal vapore e costruisce una rudimentale pentola a pressione, un recipiente chiuso ermeticamente in cui fa bollire l’acqua. Papin osserva che l’innalzamento della pressione e della temperatura consente di far bollire l’acqua con una minore quantità di calore, e quindi con minore tempo.

    […]

    INfintePower

    Kristian Fabbri.  

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